BRANI DELLA POSTFAZIONE A CURA DI RICCARDO MERLINI SU “RITRATTO BORGHESE” DI PABLO T  

Anika Kohler

 

Inconfondibile, la cifra stilistica di Pablo. Nelle vette di lirismo e negli affondi delle invettive, nei momenti in cui si scava nell’intimo e nelle descrizioni di una Francia estranea eppur domestica, ostile e accogliente.
Quello che muta profondamente a ogni pagina è lo stile. In certi passaggi duro e tagliente, in altri manierista al limite del lezioso; tanto intimista da sfiorare i bordi del pessimismo più nero, quanto decadente fin quasi a sembrare epicureo. Soave e dolcissimo quando descrive il rapporto con la figlia, ruvido e mordace quando parla del risveglio dal sortilegio. Una penna che calca sul foglio in maniera differente, strettamente legata all’argomento trattato, allo stato d’animo del protagonista e all’influenza del mondo che lo circonda. Non ci sono esercizi di stile fini a se stessi; non ci sono quelle frasi ad effetto con cui un autore sembra dire e dirsi “Quanto sono bravo…”. C’è una ricerca maniacale del termine esatto, proprio di quella parola che serve in quel preciso momento.
Impossibile non menzionare, poi, l’utilizzo della similitudine come tratto distintivo di una penna profonda conoscitrice della lingua italiana. Le similitudini come figure retoriche che, sovente, prendono il posto di quelle frasi difficili da pronunziare apertis verbis.
È uno scrivere incalzante, che non cerca e non dà respiro, con un accortissimo utilizzo del tempo verbale e della consecutio temporum che tengono ben vigile il lettore.
Ogni singola parola, ogni frase, ogni scena del romanzo, inesplicabile intreccio di vita, cronaca e fantasia, ha il suo posto preciso nella trama.
Un romanzo della maturità, storia vissuta intrecciata alla cronaca; aspirazioni e desideri…

(Tratto dalla postfazione di Riccardo Merlini)