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Ritratto Borghese – Pablo T

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DESCRIZIONE
“Con quel niente che mi riempiva le mani, se non il mio ritrovato pennello, che, urlando, rivendicai al cielo, maledicendo la nebbia della mia mente, abbandonai con consapevolezza quella terra mistificatrice che si sgretolava inevitabilmente sotto i miei passi.”

Una sentenza amara e struggente che illustra la trama di un potenziale dramma senza che il dramma possa mai davvero esplodere… Una linea di confine sottile tra l’incognito e l’esplorato.
Tra la certezza e l’equivoco. Due cosmi paralleli: menzogna e verità. Bene e male. Un sisma emozionale violento; accecante, che raggiunge il suo climax nell’emergenza del dolore eccessivo nell’animo disperato e vulnerabile di Giordano Dumont: pittore e poeta, professore di storia dell’arte,  nevrotico, sregolato, fragile; legato a Donna Eccher da un amore inamovibile e congiunto dalla nascita della loro bambina, rapporto in crisi da qualche tempo a causa della distanza che li separa e li costringe alla solitudine e anche un po’ colpa di quei sentimenti uniformati e adattati alla modernità, che non mordono più, non turbano e non scombussolano più gli animi come ai primi tempi, smettendo piano piano di essere pericolosi.  All’origine di tutto c’è il seduttore, forse. L’illusione, soprattutto.
È così che Giordano, come in un gioco inconsapevole e pericoloso, si lascia irretire e ammaliare da Gaia Cortese, una donna benestante e perbenista sposata e senza scrupoli.
Rassomigliano ai personaggi di una commedia borghese in cui tutto appare mediocre e meccanico: il tradimento, le ipocrisie, le riluttanze interessate, la cappa del moralismo che occorre per asfissiare uno scandalo che potrebbe compromettere tutti e che poteva restare celato, sottaciuto e omesso senza la rovinosa leggerezza di Gaia, destinata a frantumare a poco a poco l’impeccabile ritratto della mediocrità delle vite qui narrate. L’inizio di una valanga destinata a sconvolgere ineluttabilmente le radici delle esistenze che albergano in quel mondo.
Due donne a confronto, il coraggio e la codardia. La sostanza e la parvenza… Per Giordano si apre una belligeranza senza eguali. Gaia, dal canto suo, userà tutti i mezzi più meschini e spietati per distruggere Donna che vede come antagonista e intralcio nella sua liaison dangereuse, dall’altra parte c’è Donna che si ribella risolutamente a questo tradimento e, dignitosamente, lascerà Giordano al suo inevitabile destino.
Un destino spietato che, amministrato dalle mani dell’amante del pittore, diventa esiziale.
La donna sarà sempre più morbosa e ossessiva nei confronti dell’uomo, arrivando a dominare ogni tipo di relazione interpersonale che si interponga fra loro, compreso il rapporto con la piccola Dacia, distruggendo ogni singolo attimo di connessione tra padre e figlia.
Dumont subirà il colpo anche nell’ambiente lavorativo dell’accademia, verrà mobbizzato senza esclusione di colpi da colleghi e superiori con terribile spietatezza, tutto questo avrà effetti devastanti nella vita dell’artista.
A fare  da scenografia in “Ritratto borghese” c’è lo spettro del terrorismo, in una Francia contemporanea dove dimorano la paura e la violenza, attimi che rimarranno marchiati nella mente di chi ha vissuto i terribili momenti di Nizza, attimi che l’autore riuscirà comunque a rendere poetici.     
L’understatement che si evidenzia dalla scrittura di Pablo T è il compendio lessicale e stilistico di granate emotive inesplose, una guerra interiore aspra e crudele. La sua penna è fluida e rude, al di sopra di tutto è magistrale e forgia una trama delicata e complessa soffocata da un’atmosfera quasi plumbea, a tratti agghiacciante nella cronaca del terrorismo. Un libro che si legge tutto d’un fiato e con un po’ di cuore in gola…
*Postfazione di Riccardo Merlini
In concorso al Premio Campiello 56° Edizione 2018

Informazioni aggiuntive

Isbn: 978-88-94815-33-7
Anno di pubblicazione: 2018
Pagine: 214
Dimensioni: 15 x 21

14,90€ 13,50€

Sconto 9%

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Descrizione prodotto

DESCRIZIONE
“Con quel niente che mi riempiva le mani, se non il mio ritrovato pennello, che, urlando, rivendicai al cielo, maledicendo la nebbia della mia mente, abbandonai con consapevolezza quella terra mistificatrice che si sgretolava inevitabilmente sotto i miei passi.”

Una sentenza amara e struggente che illustra la trama di un potenziale dramma senza che il dramma possa mai davvero esplodere… Una linea di confine sottile tra l’incognito e l’esplorato.
Tra la certezza e l’equivoco. Due cosmi paralleli: menzogna e verità. Bene e male. Un sisma emozionale violento; accecante, che raggiunge il suo climax nell’emergenza del dolore eccessivo nell’animo disperato e vulnerabile di Giordano Dumont: pittore e poeta, professore di storia dell’arte,  nevrotico, sregolato, fragile; legato a Donna Eccher da un amore inamovibile e congiunto dalla nascita della loro bambina, rapporto in crisi da qualche tempo a causa della distanza che li separa e li costringe alla solitudine e anche un po’ colpa di quei sentimenti uniformati e adattati alla modernità, che non mordono più, non turbano e non scombussolano più gli animi come ai primi tempi, smettendo piano piano di essere pericolosi.  All’origine di tutto c’è il seduttore, forse. L’illusione, soprattutto.
È così che Giordano, come in un gioco inconsapevole e pericoloso, si lascia irretire e ammaliare da Gaia Cortese, una donna benestante e perbenista sposata e senza scrupoli.
Rassomigliano ai personaggi di una commedia borghese in cui tutto appare mediocre e meccanico: il tradimento, le ipocrisie, le riluttanze interessate, la cappa del moralismo che occorre per asfissiare uno scandalo che potrebbe compromettere tutti e che poteva restare celato, sottaciuto e omesso senza la rovinosa leggerezza di Gaia, destinata a frantumare a poco a poco l’impeccabile ritratto della mediocrità delle vite qui narrate. L’inizio di una valanga destinata a sconvolgere ineluttabilmente le radici delle esistenze che albergano in quel mondo.
Due donne a confronto, il coraggio e la codardia. La sostanza e la parvenza… Per Giordano si apre una belligeranza senza eguali. Gaia, dal canto suo, userà tutti i mezzi più meschini e spietati per distruggere Donna che vede come antagonista e intralcio nella sua liaison dangereuse, dall’altra parte c’è Donna che si ribella risolutamente a questo tradimento e, dignitosamente, lascerà Giordano al suo inevitabile destino.
Un destino spietato che, amministrato dalle mani dell’amante del pittore, diventa esiziale.
La donna sarà sempre più morbosa e ossessiva nei confronti dell’uomo, arrivando a dominare ogni tipo di relazione interpersonale che si interponga fra loro, compreso il rapporto con la piccola Dacia, distruggendo ogni singolo attimo di connessione tra padre e figlia.
Dumont subirà il colpo anche nell’ambiente lavorativo dell’accademia, verrà mobbizzato senza esclusione di colpi da colleghi e superiori con terribile spietatezza, tutto questo avrà effetti devastanti nella vita dell’artista.
A fare  da scenografia in “Ritratto borghese” c’è lo spettro del terrorismo, in una Francia contemporanea dove dimorano la paura e la violenza, attimi che rimarranno marchiati nella mente di chi ha vissuto i terribili momenti di Nizza, attimi che l’autore riuscirà comunque a rendere poetici.     
L’understatement che si evidenzia dalla scrittura di Pablo T è il compendio lessicale e stilistico di granate emotive inesplose, una guerra interiore aspra e crudele. La sua penna è fluida e rude, al di sopra di tutto è magistrale e forgia una trama delicata e complessa soffocata da un’atmosfera quasi plumbea, a tratti agghiacciante nella cronaca del terrorismo. Un libro che si legge tutto d’un fiato e con un po’ di cuore in gola…
*Postfazione di Riccardo Merlini
In concorso al Premio Campiello 56° Edizione 2018

Informazioni aggiuntive

Isbn: 978-88-94815-33-7
Anno di pubblicazione: 2018
Pagine: 214
Dimensioni: 15 x 21

Informazioni aggiuntive

Dimensioni 21 x 15 cm

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