Il coraggio di Imani – un racconto di Flora Crosara (LA Edizioni premio lettori)

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Seduta sulla riva del mare, al tramonto, Imani si lasciava cullare dal rumore delle onde, lunghe, ricce, spumose. Seduta sulla sabbia, rannicchiata con il capo reclinato e la guancia sinistra appoggiata sulle mani, adagiate sulle ginocchia. Fissava il mare. Sfinita dopo la lunga giornata, appesantita dall’andirivieni sulla sabbia rovente, lido dopo lido sentiva le gambe e le estremità come di fuoco. Era il tramonto, il sole basso scendeva ad accarezzare il mare e il caldo del giorno si affievoliva per lasciare spazio all’aria fresca. La giovane donna si era tolta dal capo il cesto di vimini, adagiandolo sulla sabbia: il canestro era ancora pieno delle tele colorate, rotoli di stoffa che le erano stati inviati dalle donne della sua famiglia; tessute, cucite e infine tinte con i colori della sua terra. Erano veri capolavori di artigianato, un bene per lei tanto prezioso. Ma nessuna delle tante persone di questo paese per lei straniero, riusciva ad apprezzarle, acquistandole. Eppure, come avevano detto le donne della sua casa “ i batik ti renderanno un bel po’ di denaro! Ce lo spedirai e con quei soldi potremo acquistare un altro pezzo di terra, costruire il pozzo per avere l’acqua preziosa, coltivare e migliorare la nostra vita e farti tornare a casa con i tuoi figli”. Loro, dal lontano Senegal, non potevano neppure immaginare la difficoltà che lei stava vivendo. La mente di Imani correva libera e lei ricordava… Ripensava alla sua scelta, alle speranze, ai sogni. Il lungo viaggio per mare, il mare nero profondo sotto il gommone, la paura e poi la guardia costiera, il salvataggio dal mare nero, il centro di accoglienza. L’approdo era stato salvifico e l’accoglienza nel centro l’aveva salvata dal rischio più pericolo ma scontato della prostituzione. Le onde piccole, bianche e libere continuavano il loro cullare e i pensieri fluivano… nel tempo successivo Imani aveva trovato l’amore, almeno così pensava ma l’inganno era in agguato. Il suo sposo, Thabo, giovane bello e forte era stato gentile, all’inizio; poi aveva rivelato la sua vera natura di infingardo e di crudele sfruttatore, spesso non risparmiandole anche le botte. Lui non sapeva mantenere nessun lavoro e per poter colmare le spese del quotidiano e crescere i loro tre figli Imani aveva cercato lavoro, più lavori. La giovane era affidabile, capace, seria. In inverno faceva le pulizie nelle case della cittadina dove abitava, in estate aveva iniziato a vendere come ambulante, orgogliosa di proporre quei piccoli capolavori, con l’dea di portare la sua cultura nel suo paese di accoglienza nel quale pero purtroppo uno straniero – se pur onesto – faceva fatica ad essere accettato. Imani, quella sera, era tanto stanca, si sentiva sconfitta, delusa; le doleva tutto il corpo, un po’ per la fatica, un po’ per la botte della sera precedente. Ora il pensiero di tornare a casa senza il guadagno che Thabo attendeva, la atterriva. Non sapeva che fare, dove andare: a casa c’erano i suoi piccoli che la aspettavano e che lei non poteva abbandonare. Qual era la soluzione per garantire ai suoi bimbi un futuro migliore del suo? Si rendeva conto che ormai non serviva a nulla disperarsi e piangere. Fissò il mare, quel meraviglioso dono della Natura che l’aveva portata anni prima verso la realizzazione del suo sogno. Il mare non l’avrebbe tradita, ne era certa. Le parlava, la scuoteva, le dava nuova energia, linfa vitale : le faceva sentire quanto avrebbe potuto essere padrona di sé, della sua vita, se solo avesse voluto. Allora all’improvviso, come se le fosse giunto il coraggio che non aveva mai avuto, Imani decise: si alzò, raccolse le ultime forze e le sue cose, pose il grande cesto sul capo e lentamente si diresse verso l’auto dei Carabinieri che sostava sempre all’entrata del molo, accanto al porto. Il coraggio era la soluzione, la denuncia era la via di uscita. In un attimo si sentì finalmente libera.

Flora Crosara

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