Un Caffè con l’autore – Antonio De Cristofaro

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Ciao, Antonio. Ecco un buon caffè nero con i lettori!

Il tuo ultimo romanzo si intitola “Il perdente”. Perché questo titolo così particolare?

Ho intitolato il mio ultimo romanzo con quel titolo per dare un senso alla storia del protagonista: Ettore. Ho inteso richiamare la memoria al mitico personaggio troiano, descritto così mirabilmente nell’Iliade di Omero, il quale pur sapendo di essere soccombente nei confronti del semi Dio Achille, accetta la sfida e si batte con onore fino alla morte, suscitando in un lettore attento maggiori simpatie del Pelide Achille. Il protagonista della mia storia, attraverso la sua vicenda umana e sociale, pur apparentemente perdente, alla fine dovrebbe suscitare, in chi lo leggerà, un moto di simpatia tanto da capovolgere la sua sconfitta in una vittoria!

Quale stile di scrittura hai adottato in questo tuo ultimo lavoro e perché?

Ho leggermente modificato il mio stile, in quanto il romanzo si situa nell’alveo del genere Legal-thriller, un tipo di narrazione diverso da quello affrontato nei precedenti lavori. Ho cercato di essere più asciutto e stringato possibile, anche perché nei precedenti romanzi avevo ricevuto delle critiche riguardo alla prolissità della mia scrittura, specialmente in alcuni passaggi che rendevano pesante e poco fluida la lettura della storia. Ecco il motivo principale per cui ho tentato di modificare il mio stile narrativo sperando di avere raggiunto, almeno in parte, lo scopo che mi ero prefisso.

Quali libri ti hanno ispirato nel tempo?

Siccome sono un lettore onnivoro, ho sempre letto qualsiasi genere di narrativa non privilegiandone alcuna. Posso però dire che gli unici generi che non leggo quasi mai sono i romanzi che affrontano argomenti di orrore e quelli puramente fantastici. Se devo fare dei nomi di libri e autori che hanno attirato maggiormente la mia attenzione potrei nominare i seguenti: Oliver Twist, di C. Dickens, Moby Dick, di H. Melville, Hearth of Darkness, J. Conrad, Guerra e Pace e Anna Karenina, di L. Tolstoj, Madame Bovary, di G. Flaubert, Le Memorie di Adriano, di M. Yourcenar, Il nome della rosa, di U. Eco, L’insostenibile leggerezza dell’essere, di M. Kundera, Siddharta, di H. Hesse, La Divina Commedia, di D. Alighieri, e tanti altri che sarebbe troppo lungo da elencare, altrimenti non basterebbe l’intera pagina per nominarli tutti.

Qual è la morale di “Il perdente”?

Preferirei che la morale del romanzo venisse tratta dal lettore, ognuno di loro potrebbe ricavarne una differente dall’altro. Se ne potrebbero dedurre diverse,  ciò rispetto all’angolatura con cui guardiamo e analizziamo la storia del protagonista del romanzo. Certamente, secondo la mia opinione, Ettore alla fine non dovrebbe risultare affatto un perdente. In fondo è stato sempre coerente con se stesso e con i suoi ideali.

Grazie per la tua disponibilità.
Rimandiamo il pubblico al tuo link
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