Un Caffè con l’autore – Silvia Bologna

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Un buon caffè nero con Silvia Bologna e il suo “Storia di una formica”!

Ciao, Silvia. Credi che il tuo libro sia in qualche modo anche terapeutico e perché?

No, non credo che il mio libro possa essere “terapeutico”. E’ una parola troppo forte e unita a troppe aspettative. Penso che possa riannodare alcuni fili spezzati, e sorreggere chi ha fatto cammini simili. Molte persone, dopo averlo letto, mi hanno scritto per raccontarmi un pezzo della loro esperienza e per dirmi come per loro leggermi è stato questo. Fare pace con un pezzetto di passato, riannodare fili spezzati, ri-narrare una parte di storia, per vederla con nuovi occhi.

La trama di “Storia di una formica” è intrisa di vita vissuta. Quanto ti è costato in termini di coraggio?

Certamente è costato. Ho sempre cercato di mantenere la mia vita privata abbastanza al sicuro, senza diffonderla. Questa condivisione però va intesa come un dono. Tantissime persone ormai passano attraverso una malattia, direttamente o indirettamente, accompagnando una persona cara malata. Condividere la mia esperienza di care-giver mi ha permesso di proporre alcune riflessioni che in quei momenti tutti si trovano a fare, di dare uno specchio alle emozioni che si provano, per permettere ad altri di potercisi rispecchiare. Sapere di non essere soli aiuta a dare un senso a quello che ci accade. Per quanto mi riguarda mi ha permesso di uscire dal particolare della mia esperienza di vita per renderla condivisibile e, in qualche modo, universale attraverso l’arte.

A chi pensi sia indirizzato maggiormente il tuo messaggio?

Il mio messaggio è indirizzato  a tante persone. Alcune hanno un volto e un nome, e sono più vicine alla mia personale storia. Altre persone sono più lontane, ma sono accomunate da un pezzo della propria vita che è stato in qualche modo simile. Alcune riflessioni poi sono proprio per tutti, la vita, la caducità, l’importanza dei valori, dell’amicizia, del cammino, del coraggio. Penso che sia un libro in cui ognuno, se lo scorre con attenzione, possa trovare un mattoncino da portarsi a casa nel cuore.

Ci dici cosa hai provato, quali sensazioni hai vissuto, mentre lo sviluppavi?

Alcune pagine sono nate come un’esigenza, un’urgenza, quindi scrivere era qualcosa di necessario e liberatorio. Altre sono state pagine faticose, rilette con fatica e legate a sensazioni più dolorose. Talvolta è stato qualcosa di bello e rassicurante. Ora, quando lo rivedo o rileggo, pur essendo mio, lo trovo come un frutto bello ma a sé stante, diverso da me.

Grazie per la tua disponibilità, dottoressa Bologna. Rimandiamo i lettori al tuo link
https://www.letteraturaalternativa.it/shop/narrativa/storia-di-una-formica-silvia-bologna/