Oltre la maschera - Michele Moroni - Letteratura Alternativa

Oltre la maschera – Michele Moroni

Vagavo come oramai era il mio stato di normalità apparente, apparente a me ma estremamente reale per il mondo attorno. Una maschera di banalità che nascondeva la devastazione lisergica che mi estraniava. Avevo imparato da loro, dalle loro maschere, dai loro atteggiamenti mellifluamente falsi, e io ero meglio. Maschera su maschera, un capolavoro pirandelliano, io al completo senza personaggi ed autori, io le mie maschere multiple in contrapposizione alle loro. Ma nessuno se ne accorgeva, e come avrebbero potuto quando non sapevano neppure riconoscere se stessi. Metterli a nudo davanti alla loro stessa iniquità che avevo fatta mia, un bel mascherone di cartapesta degno dei carnevali di Viareggio, Dusseldorf e Rio. Un Baron Samdi che si aggirava tra bourbon street e quelle della mia città. Mi piaceva e mi intrigava, come sempre, incuriosirli, impaurirli, sconcertarli, essere il serpente dell’eden e cercare di svegliarli, ma loro niente continuavano a camminare guardandomi senza aver la minima cognizione di causa di quanto li prendessi in giro, odi quanto prendessi in giro me. Avevo imparato a fingere, ma non mi veniva bene, ogni volta che incrociavo occhi che mi sapevano leggere dentro, oltre la maschera, mi sentivo piccolo ed idiota. Piccolo ed idiota ecco cosa ero in realtà diventato, un iperipocrita appeso a dei fili come un burattino che io stesso manovravo. Facevo finta di far finta di niente ma dentro i crampi allo stomaco e le fitte ai neuroni mi stavano cancellando. Utopia un posto che non esiste, alibi datemi un altrove.
Un post, un pre, un invece … un altro mondo, un’altra galassia, un’altra dimensione.
Ecco, datemi un posto che non esiste altrove ed io scomparirò per incanto, Utopia-alibi, consegnatemi questa isola di pace.
Non lascerò messaggi in bottiglie come Crusoe
Non mi alleerò con Peter Pan e non combatterò Capitan Uncino.
Non cercherò Dorothy nel paese di Oz da qualche parte dall’altra parte dell’arcobaleno.
Non invidieró i viaggi di Gulliver.
Non passeró dall’altra parte dello specchio come Alice.
Non saró un Dr. Jeckill e neppure un Me. Vide.
Non creeró un nuovo Frankestein.
Non vivró come Dracula.
Non parafraseró Don Chisciotte.
Non mi pavobeggeró come i tre moschettieri e D’Artagnan .
Non andró alla ricerca del mio senno perduto come un Orlando furioso qualsiasi ne tanto meno cercheró il tempo perduto, quello è passato e non torna più.
Non inventeró una macchina del tempo o un Nautilus.
Non mi interesseró di Fare Turchine, fare Morgana, Signore del lago, Avalon, terre di mezzo, Asgard , Midgard, Campi Elisi, Olimpo, Paradiso, Purgatorio, Inferno.
Non mi cominceranno Maghi Zurlì, Maghi Otelma , il Mago Pino, Gandalf, il Baol.
Non mi renderanno i Messia, i Profeti, i Siddartha e gli dei tutti.
Non mi redimeranno i LUCIFERO, i Satana, i Belzebú, i Jason, i Nightmare, i Pasusu, gli It, gli uomini neri e tutti gli altri Babau.
Non mi crocifiggeranno Ponzio Pilato e Caifa.
Non mi tradiranno Giuda o Bruto.
Non ci sarà nulla di tutto questo ma solo pace e mare
Un’immensa pace verde e un infinito mare mai fermo.
Un posto che non esiste altrove, consegnatemelo e li cercheró oltre la maschera
Ecco, dopo aver toccato il fondo, intriso di acido e mascherato come una vecchia meretrice stavo scavando. Più scavavo con denti e unghie più tutto sembrava ovattato e lontano, lontano da tutto e tutti ma in modo più doloroso lontano da me.
Lontano da quello che sono ed il capire che dovevo recuperarmi, salvarmi, rinascere mi esplose improvvisamente. Sanguinai sempre più copiosamente ma non vi era dolore, non vi era rimorso, vi era la consapevolezza di aver fatto sempre tutto on my way, a modo mio. Allora mi ripeti no rien de rien no me ne regret rien, e continuai a scorticarmi sempre di più perché sapevo di ritrovarmi prima o poi.
È meglio che mi affretti, scappare, nascondersi, mimetizzarsi, ma non farmi prendere, rileggermi da tutto e da tutti e non guardare in faccia alcuno, neppure me stesso allo specchio.
Andare e non voltarsi indietro, non guardare chi mi segue, l’angelo dell’odio allunga la sua ombra, quella delle sue ali su di me, sul mio io che fugge e scava.
Eccola è già su di me e quando gli angeli odiano i demoni fanno festa, quando gli angeli odiano altri angeli muoiono.
Allora bisogna correre, bisogna ragione e rimanere lucidi e correre più veloci delle ombre per non farsi prendere dall’angelo che in te odia.
Spiega le tue ali, le ali del tuo angelo nero e vola lontano dall’odio e dalle maschere, girati e guarda l’odio negli occhi con il suo stesso sguardo, lo sguardo stesso dell’odio.
Con quello affrontalo e combattilo, distruggono una volta per tutte, non essere come ti vogliono
Non sono un angelo dell’odio sono un angelo nero Sapevo di essere ancora li oltre la maschera, oltre quel non me che cercavo in un altrove. Lasciai quelle maschere che non mi rappresentavano e che non sapevo portare così, scarnificato e sanguinolente lentamente mi rimisi in viaggio verso me attraverso me. Ancora un crossroad un crocicchio una crueza, il mio infinito e cadenzato blues a 70 battute sul cammino del percorso del mio io.

MORONI MICHELESpiriti liberi in viaggio

Iscriviti alla nostra
NEWSLETTER!