Recensione al libro "Un disegno dall'ombra" di Francesco Landi - Letteratura Alternativa

Recensione al libro “Un disegno dall’ombra” di Francesco Landi

Al secondo romanzo, il suo esordio fu nel 2019 con il libro “Incroci”, sempre pubblicato con LA Edizioni, Francesco Landi, conferma una crescita personale e uno stile di scrittura sempre più incisivo. E ci svela, a poco a poco, un alter ego passionale e volitivo: un fil rouge imprescindibile che lega anima e letteratura.

Un disegno dall’ombra” si rivela un’opera narrativa di pregio, che non mancherà di incantare il lettore; concordemente all’atmosfera misteriosa e d’inquietudine, il romanzo di Landi è pervaso da dubbi e incertezze, due sentimenti incommensurabili e dominanti che caratterizzano ciò che definiamo “verità”.

Ambientato tra New York e Venezia, due luoghi contrapposti, questo romanzo ci racconta di esistenze parallele, di personaggi misteriosi abilmente narrati dall’autore… L’efficace frammentarietà della descrizione dei protagonisti amplifica la profondità delle percezioni ma anche la loro malinconica raffinatezza e dona al lettore tanti percorsi di lettura che partono dalla ricerca delle radici a quelle linee di demarcazione non solo tangibili e/o corporee, ma anche e soprattutto spirituali.
Un flusso di accadimenti e pensieri che raccontano un mondo interiore complesso, rimarcando la continua lotta tra la nostra esistenza del quotidiano e tutto ciò che accade nel mondo e che continuamente ci arriva attraverso le immagini e i media accrescendo il nostro senso di inidoneità. Lo scrittore ci fa riflettere su quanto, anche con la nostra noncuranza, possiamo incidere sulla nostra vita, sui quei punti fermi che dobbiamo o non dobbiamo avere, intercalando analisi e osservazioni profonde a puntualizzazioni mordaci e lungimiranti. E, sfogliando questo libro, vi leggerei una frase che ha colpito la mia attenzione…

“Aveva sfidato gli dei dell’amore, dell’odio, del terrore e aveva creduto di vincerli, a uno a uno, ritenendo, però, di poterli affrontare uno alla volta; non aveva capito (o non aveva voluto capire), tuttavia, che quei figli di puttana, a un certo punto, si sarebbero presentati compatti, tutti assieme, in un unico momento della sua ridicola esistenza.
E lo avrebbero sopraffatto, annientato, distrutto.

Aveva tradito, amato follemente, ricordato, dimenticato, cercato.”

Un viaggio nel passato, chiarificatore per il presente: una malattia devastante che storpia e uccide lentamente – giunta inaspettata a minare alle fondamenta la progressione esponenziale di una luminosa carriera – la voglia di rinascere e puntare all’immortalità, conduce il più grande fumettista degli Stati Uniti a cambiare rotta, a riavvolgere il nastro, a cercare finalmente di capire, per evitare che l’oblio sommerga i ricordi, spazzando via non solo persone care, ma anche (e soprattutto) parti essenziali di sé.
Una sorta di amarcord di un vissuto che non esiste più (il passato) e insieme un riverbero intimo e profondo su cosa abbiamo perduto e cosa invece dimora meglio se coniugato al presente; anche se spesso la nostra memoria ci assolve, dichiarandoci innocenti di fronte all’umanità, ciò non ci impedisce di provare reiterati sensi di colpa o di ripetere gli stessi errori. Ascoltiamo un breve estratto:

“Le tamburellava in testa cosa aveva fatto trapelare il paziente,
in una rara esternazione della sua sfera intima:
la presenza di una donna, di un ‘grande amore’
che gli aveva incellofanato il cuore per preservarlo dagli attacchi esterni,
entrandogli in testa per non uscire mai più.”

Con notevole acume, l’autore si rivela dotato di grande profondità, pur mantenendo una scrittura fluida, limpida, capace di catturare e alimentare l’attenzione di chi legge. La sua prosa, scorrevole e fluente è contraddistinta da flashback che risultano però consequenziali, frame che, insieme, compongono un quadro decifrabile di congiunture. Sicuramente, un romanzo introspettivo che scava a fondo nell’animo dei suoi personaggi, la cui realtà cela un passato tormentato in cui le ombre non sono mai il riflesso perfetto della veridicità… Il fascino e il sovvertimento del doppio, l’ambiguità delle percezioni, il turbamento dei sentimenti.

Ben costruito, delicato e intelligente il romanzo di Francesco Landi dimostra che oltre che per la musica (compositore e strumentista di chitarra e tromba, è studioso di musica fin da giovanissimo) l’autore è dotato anche di un grande talento per la scrittura, “Un disegno dall’ombra” è un romanzo che sa raccontare con ricercatezza la filosofia della vita, i rapporti umani, la magia di Venezia e la quotidianità di ciascuno di noi nella sua convenzionale eccezionalità. Utilizzando un lessico quasi sempre confacente ed evocativo.

“Venezia, nel periodo primaverile, assomiglia a una bella donna che si sveglia al mattino. La vedi distesa, sul letto, con il seno che si muove dolcemente al ritmo del respiro, i capelli appoggiati sul cuscino a disegnare intrecci di corallo, la bocca serrata e le labbra a tracciare un mezzo sorriso, quasi a far riposare le mille altre espressioni che verranno utilizzate durante la giornata, le gambe nude, le ginocchia leggermente flesse, gli occhi chiusi che non smetteresti mai di guardare nell’attesa che si aprano e ti guardino.
La beltà senza necessità di aggiustamenti, trucchi,
Venezia è così: non ha bisogno di nulla, se non essere osservata come da sempre si è mostrata al mondo, da come è sorta a come tuttora resiste,
contro tutto e tutti.”

Una vera e propria dichiarazione d’amore questa dedica che Landi scrive alla sua città, descrivendola come una donna libera, anticonformista, sicura di sé, priva di orpelli, bella e vera nella sua raffinata semplicità… e proprio in questa opera narrativa si evince la deferenza e la garbata attenzione che l’autore pone nei confronti delle protagoniste di questo libro: Lita, Maggie, Giulia… e, forse scopriamo, in maniera subliminale, che la vera protagonista del romanzo è la femminilità…
Donne diversissime tra loro, per origini, professioni, estrazione sociale, ma, legate da vissuti comparabili… Un tributo equilibrato e armonioso che scava con eleganza nel passato e nel presente di queste vite così diverse e distanti, delineandone i profili con tratto impeccabile.

“Giulia se n’era andata e gli aveva distrutto il cuore,
spazzando via ogni illusione che il loro amore potesse essere superiore a tutto, potesse vincere qualsiasi battaglia, potesse sconfiggere qualsiasi nemico travestito da destino beffardo: chi mai avrebbe potuto dargli una mano?”

Ma, alla fine, è anche un romanzo sull’amore, sulle sue tante declinazioni e sulla sua ineluttabilità e il jazz è la colonna sonora che meglio interpreta questo sentimento così complesso da essere parte imprescindibile di noi eppure a noi completamente alieno, spesso misterioso e sfuggente.
Un equilibrio travolgente e delicato insieme, che può vacillare irrimediabilmente con conseguenze imprevedibili. E, spesso, l’amore non basta e le promesse si frantumano in fretta, perché non tutti possono essere salvati, e chi ama, in certi casi, è anche colui che esaspera i dilemmi e amplifica le difficoltà.

Questo libro è, dunque, una vera scoperta, una lettura che suggerisco per la capacità dell’autore di scavare e sorprendere, di rivelare la fatale scissione di ciò che conosciamo e che non può essere semplificata a una visione o a una verità assoluta, e, nonostante la moltitudine di “ombre”, il gioco di dualismi “insanabili”, scopriamo che l’unica guarigione possibile consiste unicamente nella loro comprensione d’insieme; pagine da leggere con una riverente calma, per avere il tempo di far sedimentare le suggestioni e cogliere la ricchezza emotiva della narrazione.

 

Buona lettura!
A cura di Romina Tondo, Editore
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