Ugo Garberoglio

 

Ugo inizia a correre da ragazzino quando, grazie a suo fratello, comincia a dedicarsi all’atletica leggera. Ha frequentato per parecchi anni il Campo Scuola finché, grazie alla patente di guida e alla sua Fiat Uno, ha potuto allargare in autonomia i suoi orizzonti d’azione, scoprendo che il bosco e la campagna erano più consoni alle sue caratteristiche. Da quel momento, il suo baricentro si è spostato fuori città. In seguito, le sue gambe hanno cominciato a dare segni di insofferenza alla corsa, anzi, di sofferenza, motivo per cui pochi anni fa “hanno rassegnato le dimissioni”, dichiarandosi disponibili solo alla camminata. È così che è iniziata una nuova fase del suo rapporto con la natura, meno condizionato dal cronometro e più attento all’ambiente.

Dopo un periodo di passeggiate in gruppo è tuttavia risorta quella voglia di diverso e di più eccitante che nel passato lo aveva animato e lo aveva spinto all’esplorazione e al torrentismo.
La perdita dei suoi compagni di avventura di un tempo gli hanno imposto una scelta poco gradita: la passeggiata in solitaria. Una soluzione non di certo prudente, considerati i luoghi isolati e moderatamente a rischio che l’autore ama esplorare, ma non è così facile trovare la compagnia adatta al suo carattere schivo e poco socievole.
Abituandosi piano piano alla solitudine, Ugo, ha scoperto che, unicamente da soli, i dettagli insignificanti acquistano un significato, gli ostacoli ridicoli diventano seri e certe sensazioni sono riservate ad una persona sola per volta. Per cui… adesso gli va quasi bene così: continua da solo la sua strada, affidando al “diario di bordo” il gusto della condivisione.